La curiosità del traduttore

Il primissimo testo che tradussi durante la mia carriera universitaria, nell’ambito del primo corso di traduzione dallo spagnolo all’italiano, fu un articolo del traduttore spagnolo Xosé Castro Roig, “La curiosidad como aprendizaje”. Il titolo della mia versione italiana è  “La curiosità come apprendimento”.

La curiosità e il desiderio di imparare sono le caratteristiche che contraddistinguono l’uomo dalla bestia e che ci permettono di migliorarci costantemente ed espandere i nostri orizzonti. E per il traduttore, la curiosità è il pane quotidiano. D’altronde, chiunque sia appassionato di lingue non può che essere una persona curiosa, non può che essere alimentato dal desiderio di scoprire ed esplorare le diverse possibilità di una lingua nuova e, di conseguenza, le caratteristiche, le tradizioni e ogni aspetto relazionato a un paese e alla sua cultura.

Tuttavia, a differenza del semplice  studioso di lingue, il traduttore deve fare un passo ulteriore. Egli deve sapere un po’ di tutto, poiché il suo mestiere esula dalla pura e semplice conoscenza linguistica per espandersi in altri campi. Infatti, anche se l’ideale è specializzarsi in un determinato settore, nella realtà dei fatti i testi che si traducono appartengono alle categorie più disparate. Il traduttore deve infatti essere in grado di affrontare qualsiasi testo, prima di specializzarsi, per scelta o per necessità, in un determinato settore.

L’università mette fin da subito gli aspiranti traduttori in quest’ottica. Se all’inizio si affrontano testi generali (attualità, turismo, pubblicità), mano a mano ci si addentra in settori più tecnici. Ed è così che sono diventata un’esperta di vini, che ho imparato cosa fosse la chirurgia bariatrica e come funziona un mulino a vento. Ovviamente, non è tutto rose è fiori: se un argomento proprio non ci prende, non c’è nulla da fare. A me l’economia non entra in testa in nessun modo, e l’esame per cui dovevo tradurre un bilancio è stato una tortura. Ma il traduttore non può permettersi di essere schizzinoso, di dire: no, questo non lo faccio, perché quest’argomento proprio non mi piace! E in ogni caso, la cosa bella di questo mestiere è l’essere costantemente stimolati ad affrontare argomenti ai quali non ci si sarebbe mai approcciati altrimenti.

Vi lascio il link all’articolo, in spagnolo, di Castro Roig, pubblicato per El Trujamán, rivista online di traduzione che fa parte del sito dell’Istituto Cervantes: http://cvc.cervantes.es/trujaman/anteriores/octubre_02/22102002.htm

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5 thoughts on “La curiosità del traduttore

  1. bellissimo pensiero: anche l’intervistatore… che passa da un’intervista a collettivi anarchici a un’altra alle categorie degli industriali e degli artigiani… Modello di vita: Tony Wilson!

  2. Io sono da poco laureata in Lingue e mi sto chiedendo da un po’ che tipo di magistrale dovrei fare, spesso giungendo alla conclusione che dovrei forse focalizzarmi sulla traduzione, vista la mia leggera predisposizione per la tuttologia 😉 (ma sarà un bene? mah 😉 ) Bellissimo articolo, grazie!

    • I corsi di laurea magistrale alle scuole interpreti e traduttori di Forlì e Trieste sono molto buoni, e ti preparano un po’ a tutto, cosa ottima se ancora non hai chiaro quale sia il settore nel quale vuoi specializzarti. La traduzione, infatti, ha al suo interno possibilità molto varie, che vanno dalla traduzione tecnica a quella letteraria, passando per quella multimediale. In bocca al lupo allora per il proseguimento dei tuoi studi!

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